LA DIETA PROTEICA
a cura del Dott. Carlo Petraroli
LA DIETA PROTEICA
a cura del Dott. Carlo Petraroli
A.I.M.E. “Associazione Italiana di Medicina Estetica”
carlo.petraroli@libero.it
STORIA
La dieta “proteica” è nata dagli studi del Prof. Blackburn che nel 1973 determinò i bisogni dell’organismo in aminoacidi nel corso del digiuno e dimostrò come una privazione calorica, con un’assenza completa di idrati di carbonio carboidrati , potesse neutralizzare l’effetto anabolico dell’insulina sul metabolismo dei grassi. Infatti senza insulina non è possibile lipogenesi. Blackburn provò che delle piccole quantità di aminoacidi portavano, nel corso del digiuno proteico, dei leggeri cambiamenti nella risposta metabolica e potevano neutralizzare il bilancio azotato negativo. Quindi i pericoli del digiuno assoluto potevano essere eliminati ingerendo delle proteine prive di idrati di carbonio.
Nacque così il digiuno proteico che protegge l’equilibrio azotato e cancella la fame grazie allo stato di chetosi che l’accompagna. Infatti nel digiuno proteico si ha la diminuzione del glucosio con conseguente attivazione del catabolismo dei trigliceridi adipocitari.
La lipoproteinlipasi idrolizza i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo. Il glicerolo è ossidato a livello del fegato in glucosio. Il 40% degli acidi grassi prodotti vengono utilizzati direttamente nel lavoro muscolare. L’altro 60% subisce una beta-ossidazione a livello epatico con la formazione di Acetil-CoA. Dalla successiva condensazione di due molecole di Acetil-CoA si forma l’acido acetacetico. Questo si trasforma, in massima parte, in acetone ed acido beta-idrossi-butirrico. Questi tre composti vengono denominati: corpi chetonici. Questi saranno successivamente riconvertiti, in presenza di minime concentrazioni d’insulina, in Acetil-CoA e la loro successiva metabolizzazione.
La formazione dei corpi chetonici nel digiuno proteico riveste numerosi vantaggi:forniscono il 25% dell’energia che richiede l’organismo nel corso del digiuno proteico, facilitano l’utilizzazione degli acidi grassi liberi da parte del cervello che trasforma la sua fonte energetica utilizzando per l’80% del suo metabolismo i corpi chetonici, i corpi chetonici circolano liberamente nell’organismo fornendo energia, infatti non hanno bisogno di proteine vettrici e penetrano liberamente nelle membrane cellulari.
Da ciò si può concludere che il digiuno proteico permette di utilizzare a pieno l’energia del tessuto adiposo, riducendolo, senza intaccare la massa magra .
Dalla metà degli anni settanta sono state elaborate molte diete c.d. “iperproteiche”. Tra le piu’ conosciute abbiamo: la dieta Atkins, la dieta Scarsdale, e la dieta A Zona.
Queste diete hanno in comune l’assunzione elettiva di proteine e la riduzione drastica nell’assunzione di idrati di carbonio. Per quanto riguarda i lipidi la dieta a “zona” ha una posizione del tutto originale (i grassi alimentari non fanno ingrassare , bisogna introdurre grassi per “bruciare” i grassi ). In definitiva queste diete alimentari ribaltano in vario modo la cosiddetta piramide alimentare invertendo i classici rapporti di carboidrati/grassi/proteine (55/30/15) e sono considerati quali “diete antimediterranee”.
Tornando agli studi del professor Blackburn (università di Harvard), il quale stabilisce il primo protocollo della dieta proteica: “PSMF” (Protein Sparing Modified Fast). Successivamente il professor Marineau (1975), in Canada, traduce PSMF con la dicitura “jeune proteinè” (digiuno proteico) volendo porre una netta distinzione tra il metodo di Blackburn e le diete iperproteiche tipo Atkins. Da questo momento si ha una rapida diffusione e sperimentazione di questa dieta convalidata dal successo su milioni di pazienti.
1993 il ministero della salute degli Stati Uniti convalida il protocollo.
1997 il professor Bjorntorp in uno studio pubblicato sulla rivista Lancet completa il protocollo.
2003 il ministero finlandese nel programma per la prevenzione della obesità associata a fattori di rischio (diabete di tipo 2, intolleranza al glucosio, dislipidemia, ipertensione, crisi di apnea notturne) per il periodo 2003 – 2010 pone la dieta proteica VLCD (very low calorie diet) come terapia di prima intenzione.
LA DIETA PROTEICA MODERNA
In ottemperanza a quanto indicato dall’ OMS , Organizzazione Mondiale della Sanità, una dieta dimagrante deve seguire 5 regole fondamentali:
·Essere senza pericolo
· Essere abbastanza restrittiva in modo da ottenere un deficit calorico.
· Essere equilibrata in micronutrienti
· Essere in grado di migliorare lo stato di salute.
· Essere inclusa in un programma globale di gestione del peso.
La dieta proteica moderna segue scrupolosamente questi 5 imperativi. Un periodo iniziale di dimagrimento attraverso una dieta a contenuto calorico molto basso (VLCD), in chetogenesi controllata (strada metabolica fisiologica), permette una dieta senza fame e senza medicinali; un bilancio azotato equilibrato consente di proteggere la massa muscolare; una rigorosa complementazione in micronutrienti garantisce le corrette funzioni metaboliche; una fase di transizione (rieducazione alimentare), una volta raggiunto l’obiettivo ponderale, permette di mantenere i risultati sino all’equilibrio alimentare con una dieta di tipo mediterraneo, garantendo lo stato di salute.
Un importante contributo scientifico allo sviluppo ed al perfezionamento della dieta VLCD in Italia è stato dato dal Dott. Gilles Terracol e dal Dott. Roberto Maugeri (Staff scientifico della Società SDM).
EFFETTO LIPOLITICO MIRATO
Lo stimolo ormonale da parte degli estrogeni e dell’insulina è in grado di innescare nell’adipocita l’attivazione della proteina C/EB ( proteina legata all’accrescimento) capace, a livello del genoma, di stimolare il recettore di attivazione della proliferazione del perossisoma (PPAR gamma) il quale consente la codificazione di una trascriptasi dell’adipogenesi.
La cellula, in queste condizioni, è predisposta ad accumulare trigliceridi. L’ormone dell’accrescimento (GH) che aumenta durante la dieta proteica, è in grado di fosforilare ed inibire il PPAR gamma; la trascriptasi dell’adipogenesi non viene codificata e l’adipocita è quindi predisposto a rilasciare i trigliceridi. Questo effetto è facilitato dai bassi livelli di insulina circolante indotto dal basso introito glucidico alimentare (per indurre l’effetto anoressizzante della chetogenesi controllata) e dall’aumento della insulino-sensibilità.
PROTEZIONE DELLA MASSA MAGRA
L’apporto da 1,0 a 1,4 g. (per kg. di peso ideale corporeo) di proteine assimilabili ad alto indice proteico, permette una protezione ottimale della massa muscolare del paziente.
Aspetto qualitativo: l’AA arginina stimola la secrezione di GH (il GH ha un’azione anabolizzante superiore a quello degli steroidi), una gran parte dell’effetto anabolico delle somatomedine. Queste (piccoli peptidi con struttura e composizione simili alla proinsulina) hanno un’azione anabolica “insulinic-like” sui muscoli. La loro sintesi è promossa dal GH stesso nel fegato e dall’apporto esogeno di proteine ad alto valore biologico. il Gh aumenta il transito degli AA all’interno delle cellule.
PROTEZIONE DELLA PELLE
Nella pelle le fibre di collagene sono di gran lunga la categoria di proteine più abbondantemente rappresentate costituiscono il 75% del peso secco del derma. Dal punto di vista biochimico sono costituite da una proteina fibrosa la cui sintesi inizia nei fibroblasti. La molecola di collagene è formata da unità semplici di tropo collagene organizzate in tre catene polipeptidi che, ciascuna a sua volta costituita da una sequenza di periodica di AA: la glicina, la prolina e l’idrossiprolina.
L’organizzazione fibrosa delle proteine dermiche ed il tipo d’interazioni molecolari determinano le proprietà biomeccaniche (elasticità, resistenza) della cute. Il collagene rappresenta una proteina inerte, ma caratterizzata da un turnover continuo. L’integrazione proteica durante la dieta proteica permette di rispettare questo turnover e dunque di proteggere la pelle.
Approfondimento: carlo.petraroli@libero.it