Ricordando Roberto

 

Ricordando Roberto

di GIUSEPPE GENOVESE

22 novembre 2019

Se n’è andato, con passo lento e discreto, Roberto Bisacci, così, proprio come ha vissuto.

Ieri, nel primo pomeriggio: io… atterravo… e Lui… decollava… proprio come abbiamo sempre fatto.

Rientravo da Bruxelles, dove ero andato a raccogliere il frutto di quel progetto Erasmus+ che insieme avevamo incominciato nel luglio 2014: il riconoscimento di una nuova figura professionale, quella del Flebologo. Avrei voluto commentare con Lui le foto della mia esposizione del progetto al Parlamento Europeo: era il Nostro Ultimo Sogno.
Il Primo era stato far diventare una grande realtà la Società Italiana di Flebologia: era la notte del 27 settembre 1987, a Rosa Marina di Ostuni, la seconda notte del mio secondo Congresso Nazionale come presidente fondatore della S.I.F.
Era, dicevo, quasi l’alba del terzo giorno, ed io stavo ancora parlando col Prof. Bisacci delle carenze cognitive universitarie in campo flebologico, mescolando e scambiandoci quel fervore e quella passione che solo la curiosità sa accendere negli uomini intelligenti.
Perché questo era Roberto, un marchigiano intelligente, curioso, timido, discreto, umile e silenzioso, ma quando la passione lo accendeva, logorroico, perché “ideorroico”.
Così, nel 1989, lo invitai a far parte del 2° Consiglio Direttivo della S.I.F. che non ha mai più abbandonato, fino a ieri.
È stata Amicizia, senza aggettivi!
Gli aggettivi servono per “aggiungere” e noi non avevamo nulla da aggiungere.
Amicizia che ha visto anche discussioni e liti, a volte furibonde, senza mai doversi chiedere scusa, non ce n’è mai stato bisogno.
Io sono sempre stato ingombrante e rumoroso e Lui grande e grosso, ma timido, umile, silenziosamente frenetico, come un’ape che lavora anche mentre vola ed io volavo insieme a Lui, a volte lievemente disturbati da mosche, che certo non volano sui fiori…
Era un marchigiano Roberto, nell’accezione più bella, uno che ci deve pensare molto, tanto, sempre, prima, su qualsiasi cosa, soprattutto sull’amicizia, non con presunzione, con umiltà: quando nel 2004 fondai il Registro Italiano dei Flebologi, Lui non era d’accordo, non voleva; mi diceva: “chi siamo noi, per creare una griglia di accesso a dei colleghi?”
Aveva persino trascurato che con i nostri master post-laurea in Flebologia attivati nella nostra Università di Perugia, avevamo formato in 15 anni oltre settecento flebologi e, fra questi, anche tanti, tanti futuri maestri, come il compianto Marco Apperti.
Avevamo creato la prima Scuola Italiana Universitaria di Flebologia, avevamo creato, riunendo sei prestigiose Università italiane, il Centro Inter-Universitario di Ricerca e Formazione in Flebologia che aveva diplomato 22 dottorati di ricerca triennali, ma la Sua modestia, gli impediva di capirne subito l’importanza; fino al 2014 quando finalmente si lasciò convincere e andammo da un notaio, anche lui rigorosamente marchigiano, e fondammo quello che oggi è una realtà “riconosciuta” in Europa: l’European Register of Phlebologists.
Sapeva che sarei andato a Bruxelles anche a nome Suo, consapevole del successo del Progetto e avrei voluto che ne fosse gratificato in prima persona, perciò, sentito il parere di tutti i colleghi europei, ho deciso di intestarlo a Lui,
Lui che ieri, nel primo pomeriggio, con la pioggia, decollava, mentre io, nella pioggia, semplicemente, atterravo…

Giuseppe

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